Il settore agroalimentare di Faenza nel 2026: perché il talento che ha costruito il patrimonio alimentare della Romagna sta scomparendo più velocemente di quanto possa essere sostituito

Il settore agroalimentare di Faenza nel 2026: perché il talento che ha costruito il patrimonio alimentare della Romagna sta scomparendo più velocemente di quanto possa essere sostituito

L'età mediana di un lavoratore agricolo nella Provincia di Ravenna è 58 anni. Questa singola cifra dice più sul futuro del settore agroalimentare di Faenza di qualsiasi previsione di investimento, iniziativa turistica o statistica sull'export. Una forza lavoro prossima alla pensione, in un'industria dove gli apprendistati durano anni e non mesi, dove la conoscenza dei lieviti autoctoni e delle tecniche di fermentazione DOP non si può scaricare né accelerare, rappresenta qualcosa di più serio di una sfida di selezione. È un evento di estinzione della conoscenza che si consuma al rallentatore nelle aziende agricole collinari, nelle cantine cooperative e nei panifici storici della Romagna.

Faenza si trova al centro di questa crisi. Il settore agroalimentare e del turismo enogastronomico del comune impiega circa 1.100 persone, pari all'8,3% dell'occupazione locale.850-2.Il comparto poggia su una produzione ad alto margine e basso volume: vini Albana DOCG, frutteti di drupacee che alimentano produttori artigianali di conserve, panifici con lievito madre le cui ricette precedono l'Unità d'Italia. Non si tratta di commodities. Sono espressioni di territorio e artigianato che richiedono competenze umane non replicabili da alcuna automazione. Eppure le persone che detengono queste competenze stanno invecchiando, e la generazione più giovane se n'è andata. Eppure le persone che detengono queste competenze stanno invecchiando, e la generazione più giovane se n'è andata. I dati demografici mostrano un calo del 12% dei residenti sotto i 35 anni tra il 2011 e il 2021.

Quella che segue è un'analisi delle forze che convergono sul settore agroalimentare di Faenza, delle specifiche carenze di talento che ne derivano e di ciò che i responsabili delle assunzioni e gli imprenditori devono comprendere prima di perdere più conoscenza istituzionale di quanta possano permettersi di sostituire. La sfida non è semplicemente colmare le posizioni vacanti: è preservare un sistema produttivo che dipende da competenze concentrate in un numero di persone sempre più esiguo.

Un settore costruito sull'artigianato a un punto di svolta

L'economia agroalimentare di Faenza non è strutturata come un mercato alimentare industriale. È una rete di micro-imprese. L'azienda media impiega 3,8 persone. Sul territorio comunale si contano 180 aziende agricole registrate, 47 panifici e pasticcerie tradizionali, 28 imbottigliatori di vino attivi e 23 attività agrituristiche autorizzate. Il più grande datore di lavoro del settore, la Cantina Sociale di Faenza e Brisighella, lavora 15.000 tonnellate di uva all'anno con soli 45 dipendenti fissi e 30 stagionali.000 tonnellate di uva all'anno con soli 45 dipendenti fissi e 30 stagionali. Nomi storici come la Pasticceria Gualtieri, fondata nel 1860, operano con 18 dipendenti.

Questa dimensione in condizioni normali genera resilienza. Le piccole imprese rispondono rapidamente alla domanda locale, mantengono la qualità attraverso la supervisione diretta e beneficiano della posizione di Faenza come àncora occidentale della rete di marketing territoriale enogastronomico della Romagnacom/it/food-beverage-fmcg). Le vendite dirette al consumatore attraverso la vendita diretta rappresentano il 34% del fatturato agroalimentare locale, contro il 22% dell'intera provincia. La prossimità tra artigianato e cliente è il vantaggio competitivo del settore da generazioni.

Ma la stessa dimensione che consente la qualità genera fragilità sistemica nel mercato del lavoro. Quando un panificio ha quattro dipendenti e il suo mastro panettiere va in pensione, il 25% della forza lavoro e il 100% della conoscenza istituzionale escono dalla porta contemporaneamente. Quando una cantina cooperativa non riesce a trovare un enologo con competenza specifica sull'uva Albana per dodici mesi, le decisioni produttive in quel periodo ricadono su persone prive della conoscenza territoriale che conferisce al vino il valore della sua designazione DOCG. Il carattere artigianale del settore — il suo più grande asset commerciale — è anche il meccanismo attraverso cui la perdita di talento si traduce direttamente in perdita di capacità produttivacom/it/article-hidden-cost-executive-hire).

La produzione vinicola e il collo di bottiglia degli enologi

I 1.200 ettari di vigneti di Albana e Sangiovese nella sottozona di Faenza rappresentano una delle zone viticole più distintive dell'Emilia-Romagna. Eppure le cantine cooperative sulle colline faentine segnalano che le posizioni per enologi con competenze specifiche nella vinificazione dell'Albana DOCG rimangono vacanti per otto-dodici mesi nonostante una ricerca attiva. Non si tratta di ruoli enologici generici. Richiedono lauree in chimica combinate con una conoscenza approfondita dei ceppi di lievito autoctoni, delle caratteristiche del terroir e delle tradizioni di fermentazione proprie di questo territorio.

L'offerta di candidati con questa combinazione è straordinariamente esigua. Secondo l'indagine occupazionale 2024 di Assoenologi, il rapporto tra candidati attivi e talenti passivi per questi ruoli in tutta la Romagna è pressoché nullo. I professionisti che possiedono sia le credenziali tecniche sia la competenza territoriale sono occupati, soddisfatti e non consultano le bacheche di annunci.

Panificazione, pasticceria e il problema della disoccupazione zero

Lo schema si ripete nella panificazione artigianale. I mastri panettieri qualificati con certificazione in lievito madre in Romagna registrano una disoccupazione effettiva inferiore allo 0,5%. L'indagine occupazionale 2024 della FIP stima il rapporto tra candidati attivi e talenti passivi a circa 1:9. Per ogni specialista del lievito madre che potrebbe valutare un nuovo ruolo, altri nove sono stabilmente insediati in posizioni che non hanno alcuna intenzione di lasciare. Molti ricoprono quello che equivale a un incarico a vita presso operazioni storiche, oppure gestiscono i propri laboratori.

Non è un mercato che risponde agli annunci di lavoro. È un mercato che risponde esclusivamente all'identificazione diretta e all'approccio individuale — qualcosa per cui la maggior parte delle micro-imprese di Faenza non è né attrezzata né sufficientemente preparata.

Il collasso demografico dietro i dati sulle posizioni vacanti

I tassi di vacancy nel settore agroalimentare di Faenza hanno raggiunto il 4,8% nel terzo trimestre del 2024, nettamente al di sopra del 3,2% registrato nell'economia più ampia di Ravenna. KiTalent datore di lavoro titolari

Faenza Bologna, Barilla, Granarolo, PMI, Faenza Bologna000 e €85.000. Faenza000 e €68.000. Faenza

Faenza I costi degli immobili nel comune si attestano in media a €900 al metro quadro per l'acquisto, contro i €3.200 di Bologna. Per i professionisti con famiglia e radici consolidate, questo differenziale nel costo della vita compensa parzialmente il divario retributivo. Ma per i giovani professionisti mobili di cui il settore ha più urgente bisogno, un'abitazione accessibile in una piccola città non compensa la traiettoria di carriera offerta da un mercato più grande. La matematica demografica è implacabile: ogni anno in cui il settore non riesce ad attrarre e trattenere talenti più giovani, l'età media della forza lavoro aumenta e il volume di conoscenza istituzionale a rischio di perdita permanente cresce.

La trappola della diversificazione turistica

I decisori politici regionali hanno promosso il turismo enogastronomico come strategia di diversificazione per le aziende agricole in via di invecchiamento. In superficie, la logica è solida. Le 23 attività agrituristiche di Faenza hanno generato €4,2 milioni di fatturato annuo nel 2024. Le proiezioni indicano una crescita dei ricavi del turismo enogastronomico del 4,5% annuo fino al 2026, superiore al tasso di crescita del 2,1% previsto per la manifattura agroalimentare. Gli operatori stanno investendo collettivamente €1,8 milioni in strutture per corsi di cucina e infrastrutture di ospitalità vitivinicola nell'ambito dei finanziamenti per lo sviluppo regionale.

Ma i dati della ricerca rivelano un problema che i decisori politici non hanno adeguatamente affrontato. Il turismo enogastronomico e la produzione alimentare primaria competono per lo stesso bacino di manodopera in contrazione, e il turismo sta vincendo. L'agriturismo richiede il 240% in più di ore di lavoro per ettaro rispetto all'agricoltura tradizionale. Quando un'azienda agricola converte parte della propria attività al turismo, non crea nuova offerta di lavoro. Reindirizza la manodopera esistente o, più spesso, sottrae manodopera alle aziende agricole vicine che non possono eguagliare i salari o le condizioni lavorative di un'attività orientata all'ospitalità.

Questa è la tesi analitica che i dati aggregati supportano ma che nessun singolo indicatore afferma esplicitamente: la strategia di turismo enogastronomico di Faenza non sta risolvendo la crisi del lavoro agroalimentare. La sta accelerando. Ogni conversione agrituristica sottrae lavoratori alla produzione alimentare primaria mentre il declino demografico sottostante continua incontrastato. Il settore sta cannibalizzando la propria base produttiva nella rincorsa ai ricavi turistici, e l'effetto netto è un bacino più ridotto di lavoratori agricoli e manifatturieri distribuito tra un numero crescente di datori di lavoro in concorrenza. Il tasso medio annuo di occupazione del 41% nelle strutture agrituristiche di Faenza, che raggiunge l'89% solo in occasione di eventi importanti come il Nove Colli e il festival Argillà della ceramica, suggerisce che molti di questi investimenti turistici potrebbero non generare ricavi sufficienti durante tutto l'anno per giustificare la riallocazione di manodopera che richiedono.

Il problema del talento nell'ospitalità aggrava questa dinamica. Gli operatori agrituristici nella Valle del Bidente riferiscono di attrarre sous-chef e responsabili dell'ospitalità da strutture costiere di Rimini con premi salariali del 15%-20%, pari a €3.000-€4.000 di premio annuo per assunzione, registrando comunque periodi medi di vacanza di sei mesi. Si tratta di ruoli che richiedono competenze multilinguistiche, conoscenza delle tradizioni alimentari locali e la flessibilità operativa per gestire contemporaneamente flussi di ricavi agricoli e dell'ospitalità. Secondo l'indagine 2024 sul settore artigianale di CNA Ravenna, questa combinazione è tra le più difficili da reperire nell'intera provincia.

Cosa richiede la trasformazione digitale e cosa manca al settore

La proiezione secondo cui il 60% delle PMI artigianali di Faenza adotterà piattaforme di e-commerce B2C entro la fine del 2026, rispetto a una base del 31%, rappresenta sia un'opportunità sia una nuova categoria di fabbisogno di talento. L'adozione dell'e-commerce offre un percorso per aggirare il collo di bottiglia distributivo che vincola il 78% dei produttori locali. Attualmente, le aziende prive di scala logistica dipendono da distributori regionali che estraggono margini del 35%-45%, comprimendo una redditività già sottile. Le vendite digitali dirette potrebbero recuperare parte di quel margine.

Ma le aziende meglio posizionate per beneficiare dell'e-commerce sono proprio quelle meno attrezzate per gestirlo. Un panificio artigianale con 3,8 dipendenti non ha un IA & Tecnologia. Non ha una funzione di marketing digitale. Il titolare che ha perfezionato la ricetta del cucarù non è la persona che ottimizzerà un negozio Shopify o gestirà la conformità per le esportazioni digitali rispetto alle normative FDA, CFDA e ai regolamenti di importazione dei Paesi terzi. I responsabili e-commerce per marchi alimentari artigianali sono stati identificati dalla Fondazione Symbola come una categoria di carenza acuta in questo mercato, e la retribuzione necessaria per attirarli in ruoli PMI di una piccola città si colloca in modo scomodo rispetto ai ricavi che queste aziende generano.

La trasformazione digitale crea un secondo livello di conformità. L'attuazione della Direttiva europea sulla Rendicontazione di Sostenibilità Aziendale (CSRD) richiederà a 15-20 produttori alimentari locali di formalizzare la reportistica ESG entro il 2026. Queste aziende hanno bisogno di persone che comprendano le metriche di sostenibilità, la contabilità del carbonio e gli standard di divulgazione normativa. Questa competenza è pressoché inesistente nell'attuale forza lavoro di Faenza. Si tratta di un fabbisogno di selezione che si sovrappone alle esigenze operative che il settore già non riesce a soddisfare.

La stretta normativa sui micro-produttori

Oltre alla CSRD, le normative della Strategia Farm to Fork del Green Deal europeo su imballaggi (PPWR) e riduzione dei pesticidi (SUR) richiedono investimenti per la conformità stimati tra €25.000 e €40.000 per PMI. Per il 30% dei micro-produttori di Faenza, secondo la valutazione d'impatto 2024 di Coldiretti, questi costi sono proibitivi. L'onere normativo non si proporziona alla dimensione. Un'azienda con un fatturato di 1,2 milioni di euro affronta lo stesso quadro di conformità di un'azienda con un fatturato di 120 milioni di euro, ma con una frazione della capacità amministrativa per gestirlo.

Questo genera un fabbisogno specifico a livello dirigenziale. I responsabili della sicurezza alimentare con doppia competenza in HACCP e certificazione biologica UE scarseggiano nell'intero settore a livello nazionale. In un micro-mercato come Faenza, dove le aziende non possono permettersi una leadership dedicata alla conformità a tempo pieno, la carenza si manifesta in consulenti condivisi sovraccaricati tra troppi clienti, o in rischi di non conformità che si accumulano in silenzio finché un audit non li porta alla luce.

Le realtà retributive e l'attrazione geografica

Le retribuzioni nel settore agroalimentare di Faenza riflettono il posizionamento della città: dal 12% al 18% al di sotto dei benchmark dell'area metropolitana di Bologna, sostanzialmente allineate alle medie della provincia di Ravenna. A livello di specialista senior e manager, un enologo o direttore tecnico guadagna tra 38.000 e €48.Gli enologi specialisti senior a Faenza guadagnano tra €38. 000 euro di stipendio base annuo.000 e €72.A livello dirigenziale, un direttore di produzione enologica percepisce tra 55.000 euro, con la partecipazione agli utili sulle annate premium diffusa nelle strutture cooperative. I direttori dell'agriturismo e dell'ospitalità guadagnano tra 32.000 e €42.000 euro a livello di responsabile operativo, fino a 48.000 euro.000-€65.000 per i direttori generali multi-struttura, spesso con benefit abitativi inclusi.

Queste cifre non sono di per sé poco competitive. Ma esistono in un contesto geografico che gioca contro Faenza. Modena e Reggio Emilia, 80-100 chilometri a ovest, offrono agli enologi premi di €8.000-€12.000 annui rispetto alle tariffe delle cooperative faentine, sostenuti da volumi di esportazione più ampi nella produzione di Lambrusco e aceto balsamico. Il mercato turistico costiero di Rimini offre retribuzioni stagionali complessive del 20%-30% superiori per chef e responsabili dell'ospitalità, grazie a premi salariali e mance sostanzialmente più consistenti. Le multinazionali alimentari di Bologna offrono traiettorie di carriera, incarichi internazionali e progressioni strutturate che le PMI di Faenza semplicemente non possono replicare.

Il divario retributivo tra Faenza e i mercati concorrenti più vicini non si sta riducendo. food & beverage Ma questo premio si applica solo ai candidati che possiedono già esperienza internazionale. Attrarre questi candidati in un micro-mercato

Le dinamiche negoziali in questo mercatosono peculiari. Nei mercati più grandi, le discussioni retributive si concentrano su stipendio base e bonus. A Faenza, la proposta include frequentemente elementi non monetari: supporto abitativo, accesso a terreni agricoli, argomentazioni sulla qualità della vita ancorate all'identità culturale della Romagna. Questi elementi possono essere genuinamente convincenti per candidati in una certa fase della vita. Ma richiedono un approccio di ricerca abbastanza sofisticato da identificare quali candidati si trovino in quella fase e da presentare la proposta in termini che risuonino con le priorità individuali, non con un Employer Branding generico.

Cosa devono fare diversamente i responsabili delle assunzioni in questo mercato

L'approccio convenzionale alla selezione nel settore agroalimentare di Faenza segue uno schema prevedibile. Si apre una posizione vacante. Il datore di lavoro pubblica il ruolo attraverso canali regionali, magari tramite CNA Ravenna o la rete di Coldiretti. Le candidature arrivano a rilento. I candidati più forti della regione non vedono mai l'annuncio perché non stanno cercando. Dopo diversi mesi, il ruolo viene coperto con un candidato di compromesso, lasciato vacante, oppure il datore di lavoro ristruttura per gestire senza quella posizione. In un mercato dove i candidati passivi superano quelli attivi in rapporto di nove a unocom/it/article-application-vs-headhunter) nelle specializzazioni critiche, questo approccio manca sistematicamente le persone più adatte a ricoprire il ruolo.

Le aziende che hanno successo in questo mercato sono quelle che trattano il reclutamento come ricerca diretta anziché come pubblicità. Quando una cantina cooperativa ha bisogno di un enologo con competenza sull'Albana, il mercato totale indirizzabile di professionisti qualificati in Italia può contare poche centinaia di unità. Pubblicare un annuncio per questo profilo equivale a cercare una persona specifica. La probabilità che il candidato giusto sia contemporaneamente qualificato e attivamente alla ricerca nel momento in cui pubblicate è trascurabile. L'alternativa è identificare dove lavorano attualmente questi professionisti, comprendere le loro circostanze di carriera e costruire un caso convincente per il trasferimento o la transizione. È il metodo dell'Executive Search applicato a ruoli di produzione artigianalecom/it/headhunting), e rappresenta un cambiamento fondamentale per datori di lavoro abituati ad aspettare che i candidati vengano da loro.

Costruire una strategia di successione prima che la conoscenza scompaia

I dati demografici rendono un punto incontestabile. Il settore agroalimentare di Faenza non può risolvere un problema di trasferimento generazionale della conoscenza semplicemente assumendo. Anche se ogni posizione vacante venisse coperta domani, la dinamica di fondo rimarrebbe: le persone che detengono la competenza più profonda nelle tradizioni alimentari della Romagna si avvicinano alla pensione, e molte di loro guidano aziende troppo piccole per aver documentato il proprio sapere in qualsiasi forma trasferibile.

Le aziende che sopravviveranno a questa transizione sono quelle che investono ora in pipeline strutturate dei talenti e percorsi di apprendistato che si sovrappongano agli anni lavorativi residui dei professionisti senior. Un mastro panettiere che andrà in pensione nel 2028 ha bisogno di un apprendista che lavori al suo fianco nel 2026, non di un sostituto assunto nel 2029. Un enologo la cui comprensione della fermentazione dell'Albana riflette quarant'anni di osservazione accumulata non può trasferire quella conoscenza attraverso un documento di passaggio di consegne. Si trasferisce attraverso anni di pratica condivisa, oppure non si trasferisce affatto.

Per i responsabili delle assunzioni in questo settore, l'implicazione è chiara: le tempistiche di reclutamento devono partire a ritroso dalle partenze previste, non in avanti dalle posizioni vacanti effettive. Il costo dell'attesa fino a quando un ruolo è vuoto non si misura solo in produzione persa, ma in conoscenza perduta che non potrà essere recuperata.

Il caso della ricerca specializzata in un micro-mercato

Il settore agroalimentare di Faenza presenta un paradosso familiare a chiunque abbia fatto selezione in mercati piccoli e specializzati. I ruoli sono critici. I candidati sono pochi. I datori di lavoro sono piccoli. E l'infrastruttura convenzionale di assunzione — bacheche di annunci, pubblicità di reclutamento, reti di pubblicazione regionali — è progettata per mercati con alti volumi di candidature e definizioni di ruolo ampie. Fallisce precisamente dove la precisione è più importante.

L'approccio di KiTalent alla Ricerca di Dirigenti nei mercati food, beverage e FMCG colma direttamente questo divario. In un mercato dove il 90% dei migliori candidati per direttori del turismo enogastronomico, tecnologi alimentari e responsabili di produzione è passivamente impiegato, la differenza tra una ricerca di successo e una posizione vacante per dodici mesi è la differenza tra l'identificazione diretta e l'attesa di candidature che non arriveranno mai. KiTalent presenta candidati pronti per il colloquio entro sette-dieci giorni grazie a una mappatura del mercato potenziata dall'AI che identifica i professionisti per profilo di competenza specifico, non per titolo professionale o datore di lavoro attuale.

Il modello pay-per-interview è particolarmente rilevante per i datori di lavoro PMI di Faenza. Un panificio storico con diciotto dipendenti non può assorbire gli anticipi richiesti dalle società di ricerca tradizionali. La struttura di KiTalent, in cui si paga solo quando si incontrano candidati qualificati, rimuove la barriera finanziaria che ha storicamente escluso le attività artigianali dai servizi di ricerca professionale. Con un tasso di fidelizzazione a un anno del 96% su 1.450 inserimenti dirigenziali, l'approccio produce candidati che restano — e questo conta profondamente in un mercato dove ogni partenza porta fuori dalla porta conoscenza istituzionale.

Per le organizzazioni che competono per la leadership specializzata nel settore agroalimentare e dell'ospitalità in Emilia-Romagna — dove i candidati di cui avete bisogno non compaiono su nessuna bacheca di lavoro regionale e il costo di una ricerca lenta si misura in annate perse, corsi di cucina cancellati e conoscenza artigianale insostituibile — parlate con il nostro team di Executive Search per capire come affrontiamo questo mercato.

Domande frequenti

Qual è lo stipendio medio di un enologo nel settore vinicolo di Faenza?000 e €48.000 di stipendio base annuo. A livello dirigenziale, un direttore di produzione enologica percepisce tra €55.000 e €72.000, con la partecipazione agli utili sulle annate premium diffusa nelle strutture cooperative. Queste cifre si collocano dal 12% al 18% al di sotto dei benchmark dell'area metropolitana di Bologna, ma sono allineate alle medie della provincia di Ravenna. I concorrenti a Modena e Reggio Emilia offrono premi di €8.000-€12.000 annui, che attirano gli enologi verso ovest, verso le più grandi produzioni di Lambrusco e aceto balsamico. I candidati con esperienza nella distribuzione internazionale possono ottenere premi dell'8%-12% all'interno di Faenza.

Perché è così difficile assumere responsabili dell'ospitalità per l'agriturismo in Romagna?

I ruoli di ospitalità agrituristica richiedono una combinazione insolita di competenze: gestione degli ospiti multilingue, conoscenza operativa agricola e capacità di integrare i ricavi turistici con i cicli di flusso di cassa dell'attività agricola. Il bacino di candidati con questa combinazione è estremamente ridotto. La permanenza media in questi ruoli supera i sette anni, il che significa che la maggior parte dei professionisti qualificati è passivamente impiegata e non sta attivamente cercando nuove posizioni. La costa riminese offre retribuzioni stagionali complessive del 20%-30% superiori, creando un'ulteriore attrazione lontano dalle strutture dell'entroterra. La metodologia di headhunting diretto di KiTalent si rivolge specificamente a questi professionisti passivi che non emergerebbero attraverso la pubblicità convenzionale di lavoro.

Quanto è grande il settore agroalimentare di Faenza?

Il settore agroalimentare e del turismo enogastronomico di Faenza impiega direttamente circa 1.850-2.100 persone entro i confini comunali, pari all'8,3% dell'occupazione locale totale. La manifattura alimentare artigianale rappresenta il 42% di questi posti di lavoro, la produzione agricola il 35%, e l'ospitalità e l'agriturismo il 23%. Il settore comprende oltre 180 aziende agricole registrate, 47 panifici e pasticcerie tradizionali, 28 imbottigliatori di vino attivi e 23 attività agrituristiche autorizzate. La dimensione media delle aziende è di 3,8 dipendenti, collocando la maggior parte delle imprese nella categoria delle micro-imprese.

Quali sono i maggiori rischi per i produttori alimentari di Faenza nel 2026?

Tre rischi convergono. Primo, il declino demografico: l'età mediana della forza lavoro agricola è 58 anni e l'emigrazione giovanile continua a erodere la pipeline di sostituzione. Secondo, i costi normativi: gli investimenti per la conformità al Green Deal europeo, stimati tra 25.000 € per PMI, sono proibitivi per circa il 30% dei micro-produttori, mentre i requisiti di rendicontazione CSRD aggiungono nuove esigenze di conformità.000 e €40.Terzo, la dipendenza dalla distribuzione: il 78% dei produttori segnala colli di bottiglia oltre i confini regionali, e la dipendenza da distributori che estraggono margini del 35%-45% comprime la redditività a livelli che limitano Terzo, la dipendenza dalla distribuzione: il 78% dei produttori segnala colli di bottiglia oltre i confini regionali, e la dipendenza da distributori che estraggono margini del 35%-45% comprime la redditività a livelli che limitano

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